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1) I PRIMORDI: DAL TEATRO AL CINEMA

 

JUSTINE BONNEFOY :
«A Lecca è stato spesso imputato di essere un uomo che rare volte accondiscende all’azione e che vive dedito ai puri piaceri dello spirito. Il fatto che sia cresciuto nella desolata Sardegna dello scorso secolo ha certamente contribuito ad accrescere questa sua disposizione alla solitudine. Simone ha trascorso l’infanzia, più che tra le effusioni materne consuete agli altri bambini, studiando i grandi testi della tradizione patristica o in lunghe e faticose passeggiate nei rigogliosi boschi del Gennargentu, perduto in vaghe fantasticherie e dimentico del mondo.
Fu molto difficile per lui, così naturalmente portato al ragionamento e all’introspezione, riuscire ad inserirsi in un ambiente superficiale e frivolo come quello del cinema.
Nelle sue prime prove teatrali questa difficoltà risulta particolarmente evidente. Eppure mi pare di poter dire che anche in questi lavori, pure per certi versi così leggeri ed approssimativi, sia già presente, se non in atto almeno in potenza, quella profondità speculativa e quell’attenzione parossistica per il gesto scenico che rappresenteranno la cifra stilistica più emblematica delle opere della maturità».

 

DR. MABUSING :
«Non dobbiamo dimenticare che Lecca nasce soprattutto come autore teatrale. In quegli anni frequentava molto Tadeusz Kantor che sicuramente ha lasciato su di lui un’impronta indelebile. Ricordo che quando uscì Dal medico Lecca stava lavorando, assieme ad un giovanissimo Moni Ovadia, ad un’improbabile riduzione teatrale del capolavoro del filosofo tedesco Emanuele Kant, la Critica della ragion pura, riletto in chiave chassidica  - l’interpretazione di Lecca si basava in particolare sull’immagine della teshuvah, del ritorno - secondo quella particolarissima sensibilità yiddish di cui in seguito Simone divenne così raffinato interprete. Quel lavoro, com’è noto, si rivelò un fiasco colossale. Il pubblico non era ancora pronto per un’opera così audace. Penso che quella fu la molla che lo convinse ad abbandonare il teatro per dedicarsi definitivamente al cinema».

 

MONI OVADIA :
«Lo conobbi in maniera assolutamente fortuita ad una festa attraverso un amico di amici… Ero molto giovane, ero appena arrivato a Firenze, e lui mi propose di fare questa cosa che sul momento mi era sembrata del tutto campata in aria…Una versione teatrale della Critica della ragion pura di Kant… una follia insomma… io però accettai – anche perché lui era già molto affermato negli ambienti intellettuali fiorentini (in quel periodo era appena uscito nelle sale Dal Medico, che fu un piccolo evento all’epoca; Simone era reduce anche dal grande successo della Dama di Picche di Citto Maselli, di cui aveva scritto la sceneggiatura (n.d.r.)) mentre io ero un giovane di belle speranze, però, diciamo, senza particolari prospettive – e devo dire che, nonostante tutto, anche a distanza di così tanti anni, è una scelta di cui non mi pento assolutamente…
La critica era una sorta di pamphlet pacifista ironico e beffardo, che mescolava umorismo yiddish ed avanguardia teatrale. Ricordò che andammo in scena soltanto per due giorni, poi lo spettacolo venne sospeso a causa delle vibranti proteste del pubblico fiorentino, non abituato ad assistere a spettacoli così feroci e crudi. L’insuccesso fu totale su tutta la linea – anche il giudizio dei critici fu molto negativo. Per me fu comunque un’esperienza decisiva che mi insegnò tantissimo… Lui poi non fece praticamente più teatro… beh… fu una scelta molto radicale… voleva fare solo cinema… questa torsione commerciale sorprese un po’ tutti noi che lo conoscevamo… però i risultati gli hanno dato ragione…
In quel periodo stava preparando Market Affieli con Pedro Romeros, che era un po’ il belloccio, il Di Caprio del momento… e sappiamo tutti come è andata…».

 

PEDRO ROMEROS
Beh… Simone era una persona di grande umanità e di una simpatia dirompente. Molti si dimenticano di questo, ma vi assicuro, lui aveva la rara capacità di far diventare divertente e irresistibile la situazione più banale e quotidiana. Che risate che ci siamo fatti insieme… eh sì… penso che Tziu Affieli sia innanzitutto un film che fa ridere…

 

SHARA GUANDALINI (attrice):
Lavorare con Simone non è stato facile. Tra tutte le persone con cui ho lavorato è stato il più professionale in assoluto. Era una persona di una precisione e di un rigore davvero rari per un regista. Nel film Sara il nostro obbiettivo era quello di costruire un personaggio femminile a tutto tondo, con tutte le angosce e le inquietudini che caratterizzano la donna nella società contemporanea. Penso che il clamoroso successo tributato dal pubblico a Sara significhi semplicemente che abbiamo fatto un buon lavoro. Tutto qui…



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