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3) L’EREDITA’ LECCHIANA

 

VITTORIO G.:
«Tutta la sua opera rivela in fondo il desiderio di affidare all’immagine cinematografica il compito di guidare l’individuo, ormai completamente condizionato dagli stereotipi visivi, verso il recupero della facoltà immaginativa. L’immaginazione era per lui il segno della presenza del sentimento, cioè della facoltà che rende l’uomo aperto e capace di gioire delle piccole cose entro le quali si cela la bellezza».
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«Un cinema immediato nell’impatto emotivo in forza delle sue visioni, ma capace poi di agire lentamente nella memoria dello spettatore. Tuttavia l’effetto che produce non è  il mero stupore. Non siamo semplicemente di fronte alla volontà di fare scandalo. Ci troviamo davanti ad una maturità dolente e sofferente e ad una complessa e catartica capacità di visione».



DR. MABUSING :
«Oggi nessuno sa più chi è Simone Lecca. Ne sono ben consapevole. Ma vede, come dire… Non ci vedo nulla di strano… Tutte le cose finiscono prima o poi. Non dimentichiamoci che l’Occidente (Abendland) è la terra dell’occaso, il luogo dove il sole cade nella notte, rendendosi invisibile. Esso è, nel suo senso più essenziale, il luogo del tramonto e dell’erranza». […]
Però, vede, il Lecca, come tutti i grandi pessimisti, era in fondo convinto che la storia non si evolve in modo preciso e lineare, e che i fatti e i personaggi che essa tramanda non siano meno casuali delle nuvole nelle quali la nostra immaginazione scorge figure di dinosauri e di cavalli alati. Il suo proverbiale fatalismo si poggiava dunque su un’elementare constatazione filosofica. Tutta la sua opera può essere letta in fondo come un formidabile tentativo di dare un significato e una giustificazione poetica all’aleatorietà e alla casualità della condizione umana. In questo senso sono completamente d’accordo con il mio amico Swarobinsky.  Solo che io a differenza di Valery credo che questa operazione gli sia riuscita soltanto in parte. Lecca era un uomo troppo mutevole e incostante per portare a termine un progetto così ambizioso…».



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