 |
È stato attore, regista, fotografo, in una parola cineasta, ma anche filosofo ed artista figurativo.
Ha conosciuto gli onori delle cronache e del successo e le indigenze della miseria e dell’indifferenza.
Dopo una vita costellata di premi e riconoscimenti, Simone Lecca ha passato gli ultimi anni della sua esistenza in un vecchio appartamento della periferia romana, nel più completo abbandono, solo e dimenticato da tutti.
È difficile dare l’idea della stravaganza e delle peculiarità della sua complessa personalità. Jean Paul Sartre, che lo ha conosciuto bene, ci ha lasciato una
descrizione divenuta ormai classica:
«Del suo aspetto fisico ricorderò la somiglianza del viso con quello di
Voltaire,la fronte alta, gli occhi nobili, il naso sottile e la scarsa statura.
L’aspetto severo, grave, spesso addirittura ieratico,
veniva poi tradito da un carattere temperato, mite, sempre incline al compromesso e al motto di spirito». [1]
Nato a Sinnai in provincia di Cagliari [2], Simone viene educato
[1] Cfr. Jean Paul Sartre, Rien ne va plus, in R. Clementì,
Onze ètudes sur le cinema moderne, Seuil, coll. « Pierres vives»,
n. 7, Paris, 1964, pag. 122 (traduzione nostra).
[2] La famiglia Lecca annovera tra i propri antenati quel Terenzio
Amilcare Lombardosi, gesuita missionario allievo al Collegio romano
di Athanasius Kircher, morto in Cina nel diciassettesimo secolo, a cui
viene attribuita l’invenzione del prometeoscopio. |
 |